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Chiesa di S. Stefano dei Mori. Vicende edilizie e personaggi

29,00€

Testi
I. Delsere, O. Raineri
Editore
Edizioni Capitolo Vaticano
Anno
2015
Formato
16x23.5 cm, brossura
Pagine
260
ISBN
9788898807321
Categoria:

Descrizione

Dietro l’abside della basilica vaticana sorge la chiesa di S. Stefano, edificata, secondo alcune fonti non criticamente accettabili, da Leone Magno (440-461), con annesso monastero. Ben documentato invece il restauro fatto sotto Leone III (795-816), e la sua destinazione all’accoglienza dei pellegrini sotto Pasquale I (817-824), quando l’edificio fu chiamato S. Stefano Maggiore per distinguerlo da un altro complesso edilizio, anch’esso formato da chiesa e monastero, dedicati al protomartire cristiano e appellato ormai S. Stefano Minore. Sarà Leone IX nel 1053 a sancire il trasferimento di giurisdizione, maturato nei secoli precedenti per questa e altre chiese limitrofe, dai monaci ai canonici di San Pietro.
Prese il nome di S. Stefano dei Mori o d’Egitto, quando Sisto IV (1471-1484) accolse saltuariamente nella ufficiatura della chiesa i monaci abissini, che già sotto Eugenio IV (1431-1437) avevano stabile dimora nell’annesso ospizio, e vi rimasero fino al 1087, con un breve intervallo tra il milleseicento e l’inizio del millesettecento.
Nel 1515 fu nominato da Leone X il primo Priore etiope di S. Stefano nella persona del colto Abba Tomas: quando nel 1518 questi morì fu sepolto nella chiesa. A lui successo nella carica Abba Enqua-Maria, che però fu destituito dai circa quaranta monaci etiopi per averli falsamente accusati. Si susseguirono nel priorato altri monaci e furono stilati dei regolamenti. Vennero accolti i pellegrini etiopici sia chierici che laici, liberati dalla schiavitù dei maomettani. Dopo tre giorni di accoglienza, coloro che si adattavano a vivere sotto l’obbedienza del priore potevano rimanere nell’ospizio. Ma notizie più dettagliate e documentate, sia sulle vicende edilizie e ambientali dell’edificio che sulla sua destinazione, vengono presentate nella prima parte del presente quaderno.
Tra i monaci e pellegrini vi furono nei secoli in S. Stefano persone dotte, tali da suscitare l’interesse culturale romano ed europeo. Vi soggiornarono anche ambasciatori presso la Santa Sede. Dal punto di vista culturale S. Stefano divenne centro di riferimento di tutti gli studiosi etiopisti e già nel 1513 il sacerdote umanista tedesco Johannes Potken riuscì a coniare i caratteri etiopici realizzando la prima stampa in ge’ez, la lingua liturgica colta.
Nella prima parte del presente lavoro viene proposto un documentato saggio sulle vicende edilizie e abitative del complesso monasteriale e di un suo protagonista, Silverio Campana, cappellano-rettore della chiesa. Nella seconda parte viene riportata la documentazione esistente nel faldone dell’Archivio del Capitolo di San Pietro in Vaticano (Chiesa di S. Stefano dei Mori (o Abissini), Serie 8, “Chiese filiali” 8.20.1-30) contenente documentazione cartacea riconducibile a diverse mani, in gran parte manoscritta – in italiano con citazioni in lingua latina – e la restante a stampa. Purtroppo il contenuto del tutto inedito, che riguarda S. Stefano, non è disposto secondo un criterio preciso, né cronologico, né di contenuto, e non sempre è di facile lettura. Si è quindi ritenuto necessario ordinarlo per tematiche e in sequenza cronologica, conservando il riferimento ai fogli dei relativi fascicoli ma disponendoli in modo da offrire la possibilità di una lettura continua dei vari argomenti. Non è comunque una lettura agevole, in quanto prolissa e spesso ripetitiva, con riferimenti di contrapposizione a testi non ben identificati. Nel complesso però esprime bene lo stile e la mentalità di etnie diverse pur nell’ambito di omogeneità di lingua, cultura, tradizioni e memorie storiche. Interessante è anche il rapporto dei Mori con il Capitolo canonicale di San Pietro, dal quale è sempre dipesa la chiesa di S. Stefano, e ciò spiega perché sia stato conservato nell’Archivio simile materiale

Informazioni aggiuntive

Peso 0.480 kg