ecclesiae-subiectae

Il Capitolo Vaticano e le “ecclesiae subiectae” nel Medioevo. I cataloghi dei secoli XIII-XIV

29,00€

Testi
M. Stocchi
Editore
Edizioni Capitolo Vaticano
Anno
2010
Formato
23.5x16 cm, brossura
Pagine
120, ill.
ISBN
9788863390124
Categoria:

Descrizione

La storia delle chiese filiali (ecclesiae filiales o annexae), sulle quali il Capitolo Vaticano ebbe possesso o giurisdizione, o nelle quali fornì servizio liturgico, ha origini molto antiche ed ha subìto notevoli trasformazioni attraverso i secoli. Con il primo “Quaderno d’Archivio” inizia la rassegna di tali “dipendenze ecclesiastiche”, presentando i documenti medioevali che le annoverano. Si tratta dell’età in cui tale prassi ebbe origine, ed è quindi argomento di particolare interesse. Ma l’istituto delle ecclesiae subiectae non scomparve certo con l’età di mezzo, al contrario proseguì anche ben oltre il Concilio di Trento (1564), sebbene con alcune rettfiche.
Sulle chiese soggette pleno iure, la giurisdizione del Capitolo si estendeva sino a comprendere il diritto alla visita, alla correzione delle persone, alla così detta collazione dei benefici. Nell’ambito del suo esercizio potevano essere accordate anche altre facoltà. Per esempio la facultas reducendi missas perpetuas, cioè la possibilità di ridurre il numero delle messe da officiarsi obbligatoriamente; oppure il privilegium super facultatem concedendi dimissorias, ossia la facoltà di emettere “lettere dimissoriali”, diritto solitamente spettante alla curia vescovile, con le quali era riconosciuto al destinatario il privilegio di poter ricevere l’ordine sacro da persona diversa dal proprio ordinario. Da ciò si deduce che in diversi luoghi la giurisdizione del Capitolo sulla chiesa filiale ebbe carattere pressoché episcopale. In altri luoghi invece, per esempio nel Regno di Napoli, tali prerogative erano limitate dall’istituto del così detto regio exequatur o recipiatur, che prevedeva l’obbligo di ottenere l’assenso dell’autorità regia per tutti i provvedimenti che interessavano persone o beni del territorio del Regno.
Spettava, come detto, al Capitolo Vaticano effettuare visite ordinarie nelle varie chiese filiali. Resta memoria anche di visite straordinarie, effettuate nel periodo 1824-1881, per volontà di Leone XII, di Pio IX e di Leone XIII, e regolate da precise disposizioni da parte della Sacra Congregazione della Visita Apostolica. Con apposita circolare si indicarono, allora, le informazioni da acquisire: notizie storiche riguardanti l’origine di ciascuna chiesa; notizie sullo stato attuale della medesima; elenco delle cappellanie ivi esistenti e i motivi di una loro eventuale vacanza; legati di messe; esistenza di confraternite o di opere pie; fondi originari e rendite annesse, e se queste erano gravate da ipoteche o da altre prescrizioni, e da chi amministrate, e con eventuali riduzioni perpetue o temporanee, e da chi autorizzate. Si consigliava di acquisire in copia tutta la documentazione esistente, lasciando gli originali nell’archivio proprio delle varie chiese. Coloro che si mostravano indolenti o restii ad accogliere i visitatori venivano multati (di 25 scudi nel 1852). Visitatore apostolico era allora il cardinale Arciprete della Basilica Vaticana, che delegò due canonici o due penitenzieri per le diverse chiese da visitare. Oggi alcune chiese filiali sono state demolite, in altre il Capitolo ha perso l’originaria giurisdizione, o questa viene regolata secondo il nuovo Codice di diritto canonico. Tuttavia, l’Ordo Missae celebrandae della Basilica Vaticana del 2010 riporta, «ex recenti inspectione documentorum Archivii capitularis», un elenco di ben sedici chiese filiali.